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Lettera di Lombroso a Luzzatto che accompagna l'invio di un opuscolo, illustrandogli le ragioni della sua partenza da Padova e la sua nuova condizione a Vienna


Segnatura
Archivio Storico, Fondo Luzzatto, Epistolario 401

Istituto di conservazione
Centro Bibliografico "Tullia Zevi" dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Roma

Luogo e data
Vienna, Primi mesi del 1856

[dato attribuito]

Note alla datazione
Come si desume dai contenuti, la lettera fu scritta poco dopo il trasferimento di Lombroso a Vienna
Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Luzzatto, Samuel David (Ebraista e docente del Collegio rabbinico di Padova)

Citati
Luzzatto, Benjamino (Figlio di Samuel David Luzzatto)
Marzolo, Paolo (Medico e linguista padovano)

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Trascrizione
Lombroso invia a Luzzatto un "libruccio", che gli dà modo di "rannodare una di quelle [sue] poche relazioni in cui il cuore si adagia così soavemente come l’inteletto". "[Io] contemplava dapprima in lei come di quei tipi intelettuali che sono rari nel mondo ma nell’Italia ancor più rari cui il gabinetto è divenuto il proprio atmosfera [sic!], il libro il proprio pane e un pane fecondo... ma ella mi seppe svelare tanti altri tesori di affetti ingenui semplici sereni ch’io non mi sarei aspettato massime le dirò pur questo; io avea lasciato a Padova un affetto più prepotente anco che sano un affetto che mi condusse il cuore fino al delirio, eppure spesso quando sento nominare Padova mi accorgo che la semplice e placida immagine di Luzzatto giunge a signoreggiarmi quella prepotente memoria – e serve d’antidoto". Informa Luzzatto sulla sua felice condizione a Vienna: "Io qui viverei felice per quanto si possa come felice col solo inteletto, ho professori pieni di genio, e di gentilezza squisiti di modi, studiosi di tutte le specie che hanno una certa austerità in fondo così ingenua, così limitata che giunge a lasciare un sapore più simpatico che acre; qui si studia con passione anche dai giovani e si può usare i libri acq[uistati] dalla Biblioteca con solo un deposito di 10 Fiorini; solo non fui ancora sì felice di incontrarmi di quelle faccie con cui il cuore si trova bene [...] e l’altra cosa che sono di troppa noja [...] il grande e obligato abuso di convenevoli che quanto più si pretendono sono scarsi; delle volte mi par di essere nella China; e ci son poco abile a quella serie di pose false e falsificatrici. Ma dove sono giunto, la mi perdoni, io volevo spedirle un libro non che un foglio delle mie idee, ma ella non avrà tempo da gittarsi..." Nel poscritto, lo rimprovera per non aver scritto a Marzolo: "Il suo amore per la scienza la rende crudele"


Note
Per gentile concessione del Centro Bibliografico "Tullia Zevi" dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Roma
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