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Lettera di Lombroso ai coniugi Luzzatti in cui ringrazia per l'inserzione della recensione de "L'Uomo delinquente" e dedica alcuni pensieri a sua madre da poco defunta


Segnatura
Archivio Luzzatti, Sezione 1, Corrispondenza, Lombroso Cesare 7

Istituto di conservazione
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia

Luogo e data
Graglia, 16/08/1878

Note alla datazione
La datazione annotata da terzi sulla lettera è errata. Il testo accenna a una recensione della seconda edizione de "L'Uomo delinquente", pubblicata nel 1878
Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Luzzatti, Luigi (Economista, politico e presidente del consiglio veneziano)
Levi, Amelia (Moglie di Luzzatti, cugina di Lombroso)

Citati
De Benedetti, Nina (Moglie di Cesare Lombroso)
Della Vida Levi, Adele (Educatrice veneziana, zia di Lombroso)
Levi, Zefora (Madre di Lombroso)
Tito Maccio Plauto

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Contenuto
Lombroso ringrazia i coniugi Luzzatti anche in nome di Bocca "per la rapidis[si]ma inserzione" della recensione de L'uomo delinquente: "D'ora in poi con tutto il rispetto che devo all'illustre Luigi non dimenticherò più il Raylway della buona Amelia che in mezzo al monte d'uffici e di idee e di progetti del suo Luigi sa fargli trovare il buon quarto d'ora per gli amici". Li informa di essere "all’altezza di 1200 metri sul mucrone [a farsi] passare le fatiche dell’anno della scuola e del parto dell’Uomo Delinquente, e [spera] che altrettanto e più riposi egli Luigi che ha lavorato tanto di più e in due lingue e con due anime come direbbe Plauto". Invia saluti a Adele Della Vida: "invidio te Amelia che l'hai [la madre]: e sì cara - e presente a te e a lei penso a quella santa [Zefora Levi] che ci abbandonò così presto – e fra sì atroci dolori e senza aver goduto nulla nella vita passata: i momenti che passò insieme a te ed all'Adele tua il cui ultimo libretto ho sempre sul mio tavolo perché mi fu consegnato dalle mani di quella cara mia che tenne sul suo letto - e n'ebbe consolazione ultima prima di morire: - ci è di che gustare il magro piacere di scrivere dei libri quando si possa [opera] di averne quanta soddisfazione - ma da lettore come era colei ce ne sono troppo pochi". "Ella che gustava tutte le cose nobili e belle coll'ardore di una giovanetta"

Note
Per gentile concessione dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia
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