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Lettera di Lombroso a Pitré in cui lo invita a fornirgli informazioni sulla mafia e a partecipare alla sperimentazione sulla tossicità del mais guasto


Segnatura
Archivio Pitré, PA 8, b. XXIII, n. 3

Istituto di conservazione
Museo etnografico siciliano "Giuseppe Pitré", Palermo

Luogo e data
Novi, 02/09/1876

Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Pitré, Giuseppe (Medico, etnografo e folklorista palermitano)

Citati
Gerra, Luigi (Prefetto di origini parmigiane, fu in servizio anche a Palermo)
Madonia
Paternò di Sessa, Emanuele (Chimico palermitano, docente all'Università di Palermo)
Profeta, Giuseppe (Dermatologo e accademico siciliano)

Consistenza
1 foglio e una busta

Lingua
Italiano

Trascrizione
Lombroso ringrazia Pitré per le lodi e, soprattutto, per "le critiche" promesse. "In questo mondo birbone un uomo, che vi parla lealmente, è così rara e così cara cosa - che non istimo vi sia maggiore al mondo". Prega di non risparmiarsi, perché dal suo contributo sarebbe dipesa la qualità dell'edizione tedesca e della seconda italiana. Lo invita a focalizzarsi sulla revisione delle sue pagine sulla mafia, perché privato del proprio informatore Gerra. "Ora quella lacuna dovreste riempirla voi e correggere il mio lavoro di ogni errore che è tanto più grave perché si tratta di cose nostre. Che però vi sia, od almeno vi sia state associazioni affatto simili alla camorra [in Sicilia], risulta da moltissime deposizioni; finché ora apprendetti che qui fosse originaria e non importata da Napoli che è il suo vero centro specifico". Informa di non aver ricevuto notizie da alcuni medici siciliani, cui aveva spedito l'olio di mais guasto per sperimentazioni. Ringrazia dell'intervento presso il direttore della «Gazzetta Chimica», prospettando anche a lui l'invio di mais guasto per delle sperimentazioni: "Voi non potreste credere la tortura a cui mi assoggettano questi sciagurati di Pavia e Milano. Incocciati a volermi trovare nel falso, prima, protestavano che il maiz guasto era innocuo - e che le mie esperienze, che il dimostrano nocivo, erano favole - dopo che si ottenne così concentrato il veleno - dissero che ci mettevo, io, la stricnina. [...] E in tutta questa mala fede, quanta reticenza. Ci è di mandare al monte la scienza e gli scienziati tutti - che non son del temperamento di Pitré"

Note
Per gentile concessione del Museo etnografico siciliano "Giuseppe Pitré", Palermo
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