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Lettera di Cesare Lombroso a Marco Minghetti in cui chiede il suo intervento a favore di misure riguardanti la carcerazione e l'impegno della Sanità pubblica a contrasto del fenomeno della pellagra


Segnatura
F.S. Minghetti, 173.14 (Materiali di studio della criminalità)

Istituto di conservazione
Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Bologna

Luogo e data
Torino, 13/11/1879 [dato attribuito]

Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Minghetti, Marco (Economista, politico e Presidente del Consiglio bolognese)

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Contenuto
Cesare Lombroso comunica a Marco Minghetti il proprio entusiasmo nel ricevere una sua lettera, "segno della stima di uno dei pochi nostri grandi uomini". Gli chiede di porsi come tramite "perché le mie opinioni, anzi confesserò subito i miei [peccati] Darwiniani e positivisti di cui lasciai trarne nei miei studi sul delitto" siano accettati da parte dei suoi detrattori. "Due provvedimenti io vorrei, sopratutto, che fossero raccomandati, tanto più che non esigono nessuna spesa, e portano, anzi, economia rilevante e, quindi, sarebbero attuati facilmente: sono 1° le compagnie di lavoro – e 2° la citazione diretta. Ma il provvedimento che credo più indispensabile [...] è il carcere continuo pegli incorreggibili – la sola misura che ci possa far schermo dei recidivi e che possa sostituire negli utili e senza i danni – i coatti, e i […]". Continua esprimendo la propria preoccupazione per aver constatato, in 16 anni di ricerche, la "istraordinaria facilità" con cui il mais possa guastarsi e produrre "fenomeni venefici – fino mortali – quando concentrato – e gravi ma non mortali quando è dato in natura – cioè i fenomeni della pellagra". Lamenta che la "Sanità Publica" non abbia provveduto ad attuare semplici misure per impedire il deterioramento del grano (tramite il ricorso ai "magazzini meccanici") e la vendita di quello già guastato (frequente soprattutto nei carichi in partenza dai porti di Ancona e Venezia). Non ritenendo ascoltato il proprio impegno per la causa, fa appello a Minghetti, "ed io (che ho battuto, invano, alle porte di tanti uomini politici) le avrò eterna gratitudine – e forse Ella si troverà un anello di ravvicinamento fralle plebi della campagna ed il partito moderato – che (io non posso tacerlo) ha il torto di avere, anch’esso, come quell’avanzato, dimenticato il popolo vero – [esattam.] quello che non ischiamazza nelle bettole ma lavora sui campi e tace". Infine trasmette copia di un opuscolo

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    Foglio 2
    Foglio 3
    Foglio 4