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Lettera di Lombroso a Righi a cui sfoga il proprio malessere e lo prega di collaborare a incrementare la collezione di autografi dell'amico Muoni


Segnatura
Manoscritti Righi, 619/90.7

Istituto di conservazione
Biblioteca Civica di Verona

Luogo e data
Pavia, 22/02/1854

[dato attribuito]

Note alla datazione
La data è desunta da un'annotazione di Righi
Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Righi, Ettore Scipione (Avvocato e letterato veronese, confidente di Cesare Lombroso)

Citati
Foscolo, Ugo (Scrittore e letterato)
Mantegazza, Paolo (Medico e antropologo monzese)
Muoni, Damiano (Storico e numismatico lombardo)
Scarenzio, Angelo (Medico e farmacologo pavese)

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Contenuto
Lombroso confida a Righi un periodo di difficoltà, invocando consolazione. "In uno dei momenti d’ozio, che mi concedono a male stento gli altri miei studi, io leggeva l’epistolario di Ugo Foscolo, che tu devi già sapere a mente, dall’assaporare quei famosi sfoghi, quei nobili scopi, quella simpatia candida, slanciata, imperiosa, io povero pensatore che dovette annichilare ogni scintilla di fantasia per non barcollare nella mia strada prefissa, io che passo dal triste ed impassibile cortello anatomico, alla fredda e severa analisi della storia, mi sento tratto tratto scappare il proponimento inamovibile e mi vien voglia di abbandonare la vita del pensatore, per quella del poeta e dell’uomo di cuore e provare quelle fervide e negate passioni, quei sussulti vigorosi e pronunziati quella gioja e quei grandi dolori che valgono ben la fioca e intermittente fiammella di qualche acuta osservazione, o di qualche nuova scoperta. Gli è questa la ragione per cui questa notte io scrivo a te e mi preparo ad intorbidare coi miei malnati caratteri gli occhi a più d’un amico. La mia vita qui è quale io me la desiderava placida e non intorbidata da false e leggiere amicizie né da tristi e ignobili amicizie, io ho appreso un poco a sgambettare, volea dire a ballare (ma il termine per ora non è giusto), compreso d’apprendere e sia pur anche, a fare all’amore; gli è tanto necessario, massime per me medico! Ho l’unico e fido amico il Mantegazza di cui già ti parlai mi deve lasciare e forse per sempre; ei vuole girare per 2 anni l’Europa e quel che è ben doloroso per noi e l’Italia, vuol poi stabilirsi a Buenos Ayers e dopo di lui è difficile che dovessi io pure girare tutto il mondo, ch’io trovi altro amico. Del giornale non si parla più". Lombroso prosegue pregando Righi di aiutare l'amico Muoni a incrementare la sua collezione di autografi di celebrità europee della letteratura, della scienza e della politica. Lo informa che questi intendeva acquistare autografi di dogi e autorità della Serenissima, rilevando parte della massa documentaria alienata, per ordine del Governo di Vienna, dall'Archivio di Venezia. "Se l’ordine comincia [ad essere] eseguito quelle preziose carte, come qui a Milano, vanno ad essere vendute a peso ed in massa presso qualche negoziantuccio ecc – si tratta ora che tu m’informi se [anche a Venezia] quelle carte furon vendute ed a chi – che poi forse ti daremo un’altra incombenza". Conclude elogiando la versatilità dell'ingegno di Righi

Note
Per gentile concessione della Biblioteca Civica di Verona
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