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Lettera di Lombroso a Righi in cui trasmette notizie sui propri studi e sulla vita socio-culturale a Milano e in Lombardia


Segnatura
Manoscritti Righi, 619/90.14

Istituto di conservazione
Biblioteca Civica di Verona

Luogo e data
Pavia [dato attribuito], 04/01/1857

Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Righi, Ettore Scipione (Avvocato e letterato veronese, confidente di Cesare Lombroso)

Citati
Cantù, Cesare (Storico e letterato lombardo)
Grossi, Tommaso (Poeta e letterato lombardo)
Jung, Sofia (Maestra di origine tedesca)
Lutti, Vincenzo (Compositore benacense)
Righi, Augusto (Avvocato e politico veronese)
Viaroli, famiglia

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Contenuto
Lombroso si scusa con Righi per aver tardato a rispondere al suo "solito gazzettino" veronese, impedito dai viaggi continui fra Milano, Crema e Genova "onde fuggire l'odiosa Pavia". Trasmette il proprio "piccolo gazzettino" della vita lombarda. Lo informa della prossima erezione della statua di Grossi nel cortile di Brera; dell'imminente prima alla Scala dell'opera dell'amico Lutti di Riva del Garda; della ventilata nomina di Cantù a segretario perpetuo dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. Esprime un giudizio ambivalente su Milano: "Il Carnevale promette di esser splendidissimo Milano Venezianeggia; non è più la Milano d’una volta pronta a certe idee; e come [...] potea durare un entusiasmo [...] così esagerato. La febbre non può durare che giorni e chi la soffre o muore o risana - .. in quale di questi due stati ella si trovi nol so". E ancora: "Pochi dì fa io assisteva ad un pranzo in Manicomio privato in cui v’erano 4 dott[or]i 1 poeta e 30 pazzi oltre il Direttore e l’Amministratore – ora io non giunsi a capire chi fosse di mente sana e chi di malsana". Lo informa di aver trascorso capodanno a Maleo sull'Adda, presso "una angelica famiglia", impegnato nelle ricerche sul cretinismo, "su cui [avrebbe publicato] un lavoretto". Promette di inviargli lo studio sull’Influenza della Civiltà sulla Pazzia e lo prega di salutare familiari e conoscenti comuni

Note
Per gentile concessione della Biblioteca Civica di Verona