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Lettera di Lombroso a Loria in cui si difende dall'accusa di non prendere in considerazione le cause sociali del crimine


Segnatura
Archivio Loria, U.A. XI, b.24/1.2

Istituto di conservazione
Archivio di Stato di Torino

Luogo e data
Torino, 24/04/1892

Mittenti
Lombroso, Cesare

Destinatari
Loria, Achille (Economista e sociologo mantovano)

Citati
Colajanni, Napoleone (Sociologo, criminologo e politico siciliano)

Consistenza
1 foglio

Lingua
Italiano

Contenuto
Lombroso polemizza con Loria, rigettando l'accusa di ignorare le cause sociali del crimine. Ritiene che la sua critica denunci una "unilateralità", una "sordità voluta [che] non può non danneggiare la causa santa del socialismo, perché fa credere che giochi casi per mancanza di buone ragioni". Ribadisce di aver affrontato, specie nella seconda edizione de L'uomo delinquente, il tema "lungamente" e "un po' più seriamente di quello che non faccia con artifici evidentemente ridicoli il Colajanni". Dichiara che, non facendo scienza "per obbligo di partito o di sistema", era costretto ad ammettere "l'enorme importanza che ha la parte organica antropologica" nel delitto. Sostiene che nella delinquenza femminile, benché non nella prostituzione, "le influenze fisiche vengono in ultima riga" rispetto a quelle sociali e culturali. Ma si trattava di un fatto evidente: "E ripeto una mia frase che non si fanno i libri per dimostrare che il sole dà la luce"

Note
Per gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Archivio di Stato di Torino